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La Transumanza - la discesa delle greggi in paese Il carro del palio Preparazione al palio
Ciaspolata 10 febbraio 2008 Ciaspolata 10 febbraio 2008 IMG_3618.JPG

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Sala delle Carte

La nascita del borgo di Mendatica si deve con tutta probabilità all'opera di assedio e di distruzione della città di Albenga da parte dei Longobardi (644 a.C.), in seguito alla quale parte della popolazione, per sfuggire agli invasori, cercò rifugio nell'entroterra, creando dei piccoli insediamenti (il Borgo, Case San Giacomo, la Faia, l'Arpiscella, i Cugni, ed altri): questi, dapprima sparsi fra i colli, furono riuniti successivamente in un solo luogo, denominato Mendatica (dal volgare manda acqua: la straordinaria ricchezza idrica del borgo, che lo caratterizzava in passato, è testimoniata ancora oggi dall’elevatissimo numero di fontane e lavatoi distribuiti per le vie del paese). Nei secoli VIII e IX le scorribande saracene sulla costa ligure contribuirono a far crescere, con l’alto numero di immigrazioni, la popolazione del luogo: tanti furono quelli che, impauriti delle invasioni degli arabi, si spostarono verso l'entroterra. Gli stessi Saraceni riuscirono a raggiungere Mendatica, insediandosi sul posto e lasciando poi segni tangibili della loro civiltà: la nota leggenda che parla degli Ommi da Faja (personaggi giganteschi e straordinariamente robusti che intimorivano gli abitanti) narrata ancora oggi dagli anziani del paese, è un antichissimo retaggio della presenza berbero-islamica sul territorio. Verso l'anno 1000 Mendatica divenne feudo del grande Impero Germanico; successivamente, fu concessa ai Marchesi di Clavesana, per passare infine ai signori di Ventimiglia. Nel 1321 la comunità di Mendatica ottenne dal Conte Oberto di Garessio , feudatario dei Signori di Ventimiglia e titolare della Castellania di Cosio (l’istituto della castellania conferiva ai diversi borghi della valle la comproprietà dei territori, che potevano così essere utilizzati da tutti gli abitanti; con il passare del tempo però queste comunità sentirono il bisogno di dividersi le zone di pertinenza, pretendendo ciascuna una parte della terra ad uso esclusivo, dando inizio, con alterne vicende, a liti e discussioni che si protrassero fino agli inizi del secolo scorso), il diritto di avere un notaio: ciò significava un riconoscimento di considerevoli autonomie amministrative e di particolari esenzioni fiscali. Nel 1385 Mendatica passa sotto la longa manus della Repubblica di Genova e per molti anni il suo territorio, divenuto zona di confine, fece da cuscinetto fra il Ducato di Savoia e la stessa Repubblica. Dopo il congresso di Vienna (1815), che comportò il riordino e il riassetto degli equilibri territoriali in seguito al dominio napoleonico, Mendatica fu assegnata al Regno di Sardegna, sotto il quale rimase fino alla nascita del Regno d'Italia.

La nascita della cartografia relativa al territorio di Mendatica è legata ad una data particolare: il 26 novembre 1576 il Principato di Oneglia Maro e Prelà passa sotto il controllo dei Savoia, grazie ad un accordo di vendita stipulato con gli ultimi discendenti dei Signori di Tenda; l’accesso al mare era infatti estremamente importante per il casato piemontese, vista la rivalità e i dissidi con la Repubblica di Genova, la quale, favorendo il contrabbando del sale (una risorsa a quei tempi di valore inestimabile per la conservazione dei cibi) nelle zone di sua pertinenza, limitava fortemente i guadagni dei Savoia, che proprio da questo commercio ricavavano le maggiori entrate fiscali. Una simile strategia aveva poi un secondo fine: se i loro più pericolosi vicini si fossero trovati a corto di finanze – e quindi non grado di armare un esercito - i Genovesi avrebbero potuto continuare ad esercitare tranquillamente il potere, senza rischiare attacchi. Ora, con l’acquisizione del nuovo corridoio sul mare, i Savoia ottengono il controllo su un tratto importante della Via del Sale: ancora nel Seicento, Carlo Emanuele I nota come da Mendatica transitassero ogni settimana ben 50 quintali di sale (che in gran parte, però, riuscivano a sfuggire alla tassazione savoiarda grazie alle agevolazioni genovesi). La presenza di un territorio piemontese isolato all’interno dei possedimenti della Serenissima finisce quindi per complicare non poco lo scenario politico, soprattutto per la rinnovata necessità di ridefinire più nettamente confini e zone di pertinenza: Mendatica finisce per trovarsi ai limiti del dominio repubblicano, a stretto e diretto contatto con le terre dei Savoia; ogni disputa territoriale, anche minima, ora assume rilevanza internazionale. Per fare solo un esempio: Mendatica, Cosio, Montegrosso e Pornassio avevano da tempo la comproprietà, cioè il diritto all’utilizzo comune (castellania) delle aree adiacenti; con il trascorrere dei secoli tuttavia, queste comunità iniziano a sentire l’esigenza di uno sfruttamento esclusivo di parte dei territori, dando origine, come si può facilmente dedurre, a dispute in molti casi anche assai lunghe.

Tutto ciò fece sì che negli anni successivi arrivassero qui numerosi cartografi, chiamati appositamente allo scopo di disegnare mappe del territorio che fossero chiare e leggibili a tutti, per porre fine alle interminabili discussioni: ecco che, allora, sono giunte sino a noi carte databili dalla fine del 1500 al 1700, compilate proprio quando la Repubblica di Genova da una parte, e i Savoia dall’altra, decidono di inviare sul territorio i loro massimi rappresentanti, con il compito di risolvere una volta per tutte la “questione frontiere”. Di tali esperti, i documenti ci hanno tramandato i nomi di Vinzoni (che aveva ricevuto l’incarico di segnare il confine definitivo fra Sanremo e Coldirodi e che lavorò, per quattro anni, anche a Mendatica) e di Francesco Gallo (l’architetto della Cattedrale di Mondovì).

Le mappe esposte nelle stanze del Museo sono tutte riproduzioni fotografiche degli originali presenti negli Archivi di Stato di Torino, Genova e Nizza; le notizie storiche che hanno permesso la ricostruzione delle vicende sono state desunte dagli atti conservati all’interno degli stessi, oltre che da quelli raccolti nel corso delle ricerche agli Archivi di Imperia, Cuneo, Mondovì e alla Diocesi di Albenga.

E' possibile visitare la Sala delle Carte su prenotazione tramite il Comune e/o l'Ufficio IAT. Per info: tel. 0183 38489 - 338 3045512 (IAT); 0183 328713 (Comune). 


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