Il Museo del Pastore
All’interno del Museo del Pastore, chiamato anche Museo della Civiltà delle Malghe, possiamo ritrovare tutta la tradizione popolare presente nel nostro borgo.
Il museo è costruito su due piani:
- al primo piano è possibile riconoscere tutti gli attrezzi utilizzati dai pastori per la trasformazione del latte in formaggio e burro come, ad esempio, i contenitori dentro ai quali il latte veniva bollito, le forme per il burro e il formaggio, le reticelle all’interno delle quali si faceva colare il latte cagliato, il rimestatore di legno per rompere la cagliata, l’attrezzo per fare il burro e quello sopra il quale veniva posto il formaggio dentro una fiscella per far colare il latte cagliato, le ceste di vimini per il trasporto a dorso d’asino dei prodotti finiti e ancora molti altri attrezzi. Vi si trovano, inoltre, diversi campanacci: questi venivano attaccati al collo delle mucche come abbellimento ma anche come protezione dalle vipere (le vibrazioni emesse potevano essere percepite dai rettili, che in tal modo fuggivano);
- al secondo piano, invece, è alloggiata la ricostruzione di una “casa-tipo” dove i pastori (ma anche la gente comune) vivevano. In questo ambiente abbiamo l’impressione di ritrovarci dentro ad un caratteristico “teccio” (abitazione in pietra tipica delle malghe, dove si trasferivano i pastori durante l’estate). L’ambiente è molto spartano; la cucina è semplice, composta da alcuni pensili di legno sopra i quali sono riposti diversi oggetti: dalla caffettiera alla lattiera, dai contenitori per lo zucchero e il caffè alle varie posate di legno e, ancora, dai pentolini ai piatti. Si può vedere, inoltre, una delle madie utilizzata per fare il pane e al centro tè posto il focolaio sopra il quale, appeso al soffitto, si nota un gancio con una catena di ferro che serviva a sostenere le pentole per cuocere il cibo. Nella stanza attigua vi è la stanza da notte, con un letto, un comodino, una sedia e una culla; accanto, alcuni abiti, una camicia da notte, il cappello che veniva indossato per la messa della domenica e alcune calze. Tutti gli indumenti sono di cotone o lana (filata direttamente in casa dalle donne) o di un particolare tessuto molto grezzo chiamato stamigna, assai diffuso all’epoca.
Il Museo della Civiltà delle Malghe, con i locali delle Vecchie Prigioni (rispettivamente in Via Madonnetta e Via Giovanni XXIII), è sempre aperto. Per visite guidate (su prenotazione) telefonare al numero 338 3045512 (IAT) oppure allo 0183 328713 (Comune).
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